Archivio per la categoria L'edicola di Caniuccio

Fotoromanza

Apprendo che Gianna Nannini si è fatta inserire un ovulo che a sua volta è stato fecondato da seme maschile. La donna-contenitore ha 54 anni e il suo interno potrebbe essere come una camera a gas, un palazzo che brucia, non come una scena a rallentatore, dato che quando il nascituro avrà 20 anni ella sarà più nonna che mamma!
L’unica fecondazione assistita che ammetto è avvenuta tempo fa alla Santissima Madre di Dio in una cameretta come laboratorio e tramite l’intervento dell’Ineffabilis Deus.

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Tempesta di cervello

Secondo un recente studio dell’università americana di Yale che sottopone alcune persone a risonanza magnetica mentre leggono dei romanzi, il cervello umano produce sensibili scariche elettriche durante le attività che più ci piace fare. Sempre nello stesso studio si avanza la possibilità di rintracciare le emozioni dall’attività cerebrale.
A parte i futili tentavi scientifici di dimostrare che le nostre passioni sono il frutto della selezione e dell’evoluzione della specie umana, appare evidente che del nostro cervello non si conosce un bel niente o pressappoco un emerito nulla. si, è vero si sono fatti passi avanti nella mappatura delle zone cerebrali e quindi sappiamo dove si trova la memoria a lungo termine, l’emisfero dedito ad attività artistiche e l’ipotalamo primitivo che deriva dai serpenti, ma niente ci viene detto su cosa sia la memoria e in che modo sia possibile controllarla efficacemente.
Memoria spesso ci rimanda al suo esatto contrario: l’oblio e cioè quella perdita della memoria che può essere sia un fenomeno individuale sia collettivo. Infatti sono i ricordi, di un individuo o di un gruppo sociale, ad indicarci le nostre origini, le trasformazioni che si verificano nel tempo, le differenze rispetto al passato. E sono gli stessi ricordi che ci dicono che siamo differenti dagli altri individui come da altre collettività perchè possediamo un capitale unico, di cui altri non dispongono. In questa accezione la memoria è guardiana che si oppone alle forze dell’oblio e della deriva che tende a seppellire le tracce di una storia che va salvaguardata, proprio perchè coincide con il concetto di identità.

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Dark Sitter

Potenza. La Legge Regionale n.3 del 24/02/2009 disciplina le modalità per la realizzazione di cimiteri per animali di affezione. Finalmente chiwawa e yorkshire avranno il loro luogo per il lungo riposo, potranno beneficiare di un vero e proprio culto per le proprie spoglie e perché no di un giorno dedicato sul calendario. In tempi di crisi, in cui scoppiano per sovrabbondanza carceri e campisanti (per le persone d’affezione e non), questa iniziativa è un segno di profonda civiltà e quello che la classe dirigente è in grado di dare ad un’intera comunità.

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Perfetta Simmetria


“L’edilizia pubblica degli ultimi anni grida vendetta, è un’offesa non soltanto al bello, ma al vivere civile”. A dirlo è Franco Asciutti (FI) che ha in mente un disegno di legge che dice basta con le brutture spacciate per opere architettoniche. Fu Giuseppe Bottai (ministro delle corporazioni e dell’educazione nazionale) nel 1939 che si interessò, con un testo di legge, della tutela delle cose d’interesse artistico e storico. Una legge fondamentale che confluì nel testo unico del 1999 in tema di beni culturali.

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DivinaMente

 

Sì come dice lo Filosofo nel principio de la Prima Filosofia, tutti li uomini naturalmente desiderano di sapere. La ragione di che puote essere ed è che ciascuna cosa, da providenza di prima natura impinta, è inclinabile a la sua propria perfezione; onde, acciò che la scienza è ultima perfezione de la nostra anima, ne la quale sta la nostra ultima felicitade, tutti naturalmente al suo desiderio semo subietti. Veramente da questa mobilissima perfezione molti sono privati per diverse cagioni, che dentro a l’uomo e di fuori da esso lui rimuovono da l’abito di scienza. Dentro da l’uomo possono essere due difetti e impedi[men]ti: l’uno da la parte del corpo, l’altro da la parte de l’anima. Da la parte del corpo è quando le parti sono indebitamente disposte, sì che nulla ricevere può, sì come sono sordi e muti e loro simili. Da la parte de l’anima è quando la malizia vince in essa, sì che si fa seguitrice di viziose delettazioni, ne le quali riceve tanto inganno che per quelle ogni cosa tiene a vile. Di fuori da l’uomo possono essere similemente due cagioni intese, l’una de le quali è induttrice di necessitade, l’altra di pigrizia. La prima è la cura familiare e civile, la quale convenevolmente a sé tiene de li uomini lo maggior numero, sì che in ozio di speculazione esser non possono. L’altra è lo difetto del luogo dove la persona è nata e nutrita, che tal ora sarà da ogni studio non solamente privato, ma da gente studiosa lontano. Le due di queste cagioni, cioè la prima da la parte [di dentro e la prima da la parte] di fuori, non sono da vituperare, ma da escusare e di perdono degne; le due altre, avvenga che l’una più, sono degne di biasimo e d’abominazione. Manifestamente adunque può vedere chi bene considera, che pochi rimangono quelli che a l’abito da tutti desiderato possano pervenire, e innumerabili quasi sono li ‘mpediti che di questo cibo sempre vivono affamati. Oh beati quelli pochi che seggiono a quella mensa dove lo pane de li angeli si manuca! e miseri quelli che con le pecore hanno comune cibo! Ma però che ciascuno uomo a ciascuno uomo naturalmente è amico, e ciascuno amico si duole del difetto di colui ch’elli ama, coloro che a così alta mensa sono cibati non sanza misericordia sono inver di quelli che in bestiale pastura veggiono erba e ghiande sen gire mangiando. E acciò che misericordia è madre di beneficio, sempre liberamente coloro che sanno porgono de la loro buona ricchezza a li veri poveri, e sono quasi fonte vivo, de la cui acqua si refrigera la naturale sete che di sopra è nominata. E io adunque, che non seggio a la beata mensa, ma, fuggito de la pastura del vulgo, a’ piedi di coloro che seggono ricolgo di quello che da loro cade, e conosco la misera vita di quelli che dietro m’ho lasciati, per la dolcezza ch’io sento in quello che a poco a poco ricolgo, misericordievolmente mosso, non me dimenticando, per li miseri alcuna cosa ho riservata, la quale a li occhi loro, già è più tempo, ho dimostrata; e in ciò li ho fatti maggiormente vogliosi. (…)

Dante Alighieri – Convivio – Trattato Primo – Capitolo Primo

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