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Ricorrenza avvenire

Che cosa vi fa venire in mente la parola Italia? L’eroismo sul Piave, un racconto mensile del libro Cuore, l’estasi mistica di santa Caterina, la pasta al pomodoro, l’orgoglio per le imprese dei grandi navigatori, il rigore decisivo di Grosso al mondiale di Germania contro la Francia? O niente di tutto questo, bensì un pallido ricordo personale che vi colpisce quando siete in vacanza all’estero e all’improvviso vi rendete conto di quanto le note di “Fratelli d’Italia” o magari soltanto la bandiera tricolore esposta al balcone di un’ambasciata hanno il potere di commuovervi? Qualunque sia la vostra risposta, l’avrete pescata dal grande, inesauribile serbatoio dei simboli nazionali. E questi, infatti, considerati nella loro etimologia originaria sono il collegamento con una realtà mentale profonda, costituiscono il tessuto immaginario, oltre che il centro d’attrazione, per l’identità di tutti gli italiani. Si sente dire che non esiste una identità italiana, che non c’è orgoglio né senso di appartenenza, rispetto ad altri paesi europei. Ovviamente non è affatto vero. Identità e Stato nazionale convivono ormai da centocinquant’anni, un periodo in cui hanno superato un’infinità di prove. Quali? Due guerre mondiali; un contrasto civile radicale prodotto dal periodo fascista; il passaggio dalla monarchia alla repubblica; l’egemonia e poi il crollo delle tre principali forze politiche (Dc, Psi e Pci); il salto dalla Prima alla Seconda Repubblica e l’emergere di movimenti contrari all’unità nazionale, anzi schierati in favore di una secessione. Se pensiamo alla reazione dell’opinione pubblica dopo Caporetto non possiamo che apprezzarne la tenuta; la stessa vigilia della Grande guerra fu teatro di un fenomeno molto significativo, il rientro in patria e la corsa all’arruolamento di moltissimi emigrati, gente che non leggeva certo le odi nazionalistiche di d’Annunzio, ma sentiva spontaneamente e senza mediazioni un senso di appartenenza. Se la nazione italiana è riuscita a sopravvivere a vicende politiche e militari così complesse e sconvolgenti, cambiando pelle più di una volta, vuol dire che sotto c’è qualcosa di forte. E poi dove sta scritto che ognuno di noi debba essere portatore di una sola identità? Che cosa ci impedisce di averne due, tre o di più? Io ad esempio oltre che italiano mi sento lucano, potentino non campano e nemmeno materano. Anzi, proprio la storia nazionale italiana prima e dopo l’unità è un grande esempio di identità plurime. Quello che conta è la scelta individuale delle identità, di renderle complementari, sinergiche fra loro, per evitare che si generino i conflitti. Patriae unitati, civium libertati è il motto che campeggia sul Vittoriano!

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